Attualmente Agèmina S.r.l. è impegnata nella fornitura di servizi archeologici presso il settore orientale della Domus Aurea. Per conto della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e della Ditta appaltatrice, gli archeologi della Società prestano assistenza alle attività di restauro del monumento e ai lavori di scavo archeologico previsti al suo esterno. Oltre alla schedatura degli ambienti, essi forniscono il supporto tecnico per la corretta riproposizione architettonica degli interventi ricostruttivi, provvedono costantemente alla documentazione fotografica delle lavorazioni e, ove richiesto, realizzano rilievi e schizzi architettonici per intervenire tempestivamente su emergenze non previste in fase di progettazione.


La Domus Aurea


Dopo l’incendio che devastò Roma nel 64 d.C., Nerone fece costruire una nuova residenza imperiale, la cui magnificenza le valse l’appellativo di Domus Aurea. La sua realizzazione fu affidata agli architetti Celer e Severus, mentre lo straordinario apparato decorativo fu opera del pittore Fabullus. La sontuosa abitazione, che s’ispirava alle regge dei dinasti orientali, era organizzata come una villa suburbana e occupava un’area di 80 ettari, compresa tra il Palatino, l’Esquilino, l’Oppio e il Celio. L’enorme complesso includeva vigneti, boschi, un lago artificiale, ricchissimi arredi e preziosi tesori saccheggiati in Oriente. Alla morte del tiranno, i Flavi, desiderosi di liberarsi di un’eredità tanto impopolare, restituirono all’uso pubblico l’area occupata dall’irriverente reggia. Se inizialmente il Padiglione sul Colle Oppio sopravvisse al rinnovamento urbanistico dei Flavi, nel 104 d.C. Traiano ne dispose il riutilizzo come complesso termale. L’idea di colmare di terra la Domus Aurea e sfruttarla come sostruzione per le nuove terme, se da un lato cancellò la sua memoria, dall’altro ne ha permesso la conservazione fino ai nostri giorni. Abbandonata dopo l’assedio ostrogoto del 539, l’area delle terme fu destinata all’agricoltura fino al Rinascimento, quando curiosi e artisti, calandosi negli ambienti ancora interrati, scoprirono le meraviglie in essi contenute.

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